Pelle contro Pelle

Pelle contro pelle, appunto.
Perché è di pelle che si parla in questa storia.
O meglio delle mie due pelli, quella normale e l’altra.
Fianco a fianco a contendersi costantemente il terreno in una guerra che ha un nome.
E questo nome è Psoriasi.
Psoriasi è una malattia. Taluni americani, certo più inclini di noi verso espressioni politically correct, la definiscono: a peculiar skin condition, una particolare condizione della pelle. Molto particolare aggiungerei.
Ma Psoriasi è innanzitutto una parola.
La medicina ha il potere di spogliare i propri termini del loro tecnicismo per donarli al senso comune.
Basti pensare a metastasi.
La parola in sé esisteva – ignota all’uomo comune – da ben prima che il tumore fosse tale, nascosto com’era dietro epiteti quali brutto male o malattia incurabile, quasi che il vero nome ne evocasse la presenza portatrice di lutti.
Oggi, nella testa di ciascuno di noi, la parola metastasi ha un significato nuovo, che sa calare nel disagio anche la persona più sana.
Significa fine, capolinea, sconfitta senza appello.
Morte.
Così Psoriasi, per chi non ne soffre, nella maggior parte dei casi è solo una parola. Non significa nulla.
Poi arriva un giorno, uno studio di un medico, un dermatologo. Molti prima di allora non hanno mai visto un dottore diverso da quello di famiglia, quello da cui si va per la febbre di stagione o il mal di pancia. E a un certo punto senti pronunciare quella parola. Per la prima volta.
E’ il nome che quel dottore da a queste strane croste, che non sono marroni come quelle che ti fai quando scivoli sul selciato mentre giochi a pallone o caschi in bici.
Sono croste bianche, spesse. E non vanno via.
Tu ascolti in silenzio la spiegazione, la diagnosi. E’ infarcita di parole che non hai mai sentito: Cheratina, Psicosomatico, Eziologia, Remissione, Riacutizzazione. Tutte parole che troveranno un loro senso. Ma non ora. Ora cerchi solo di sapere una cosa: quando passerà.
Ed ecco che la parola Psoriasi di colpo acquista il suo vero significato. Quello che ti porterai dentro per il resto della vita.
Psoriasi significa “fine pena: mai”.
Ma come, ci sarà una pomata? una crema? una pastiglia?
Sì, ci sono pomate, creme, pastiglie. Ci sono perfino raggi con nomi strani che sembrano usciti da un cartone animato giapponese. Curano. Ma non guariscono.
Va bene, di Psoriasi non si muore, c’è di peggio. Certo che c’è di peggio, solo che la Psoriasi gli altri la vedono. E tu la vedi nei loro occhi.
Molti non sanno cosa sia, proprio come te prima di quel giorno.
Molti per loro fortuna non lo sapranno mai, ma intanto la vedono e non capiscono. E, talvolta, ti evitano.
Perché non vedono te, vedono la tua pelle. Non quella normale, certo.
Vedono l’altra.
E si chiedono: ma cos’ha? ma si attacca? E tante altre domande che tu saresti felice di farti perché vorrebbe dire che sei al loro posto.

E di pelle ne hai una sola.

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4 responses to “Pelle contro Pelle

  • Nicola Farina

    Quasi tutti non sanno scrivere così, cosa che penso essere un male peggiore della psoriasi di qualcuno.

    Avanti così, non saranno certo queste “banalità” a limitare quei pochi ma buoni che ancora resistono…

  • astrogatore

    La Psoriasi mi ha reso quello che sono, nel bene e nel male. Comunque grazie, davvero.

  • raffaele

    Leggere Luca è come immergersi in qualcosa … Qualcosa che non ti lascia respirare, ma nello stesso tempo sei consapevole di non sprofondare e alla fine ti agganci al suo pensiero ed esci da quel “qualcosa” un po’ diverso e torni a respirare a pieni polmoni. Ti guardi attorno e senti di aver fatto un’esperienza importante, non una semplice lettura.
    Le volte che mi sono capitate esperienze così ero di fronte solo a dei grandi !

  • Emanuele

    Ciao Luca!

    Delle tue ex-quasi professioni …. forse quella dello scrittore è da rivalutare!

    Ciao … a presto ….

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