Archivi del mese: luglio 2010

Uncino

Tic… tac… tic… tac…

Tu come tutti noi hai il tuo coccodrillo, che attende paziente una tua debolezza. Lo puoi sentire, se ci fai caso, e quel ticchettio è più forte ogni giorno, vero Uncino? C’è un giorno, uno qualsiasi, in cui iniziamo a sentire quel tic, tac, tic, tac… più forte, più incalzante, più inesorabile ogni istante che passa. Sempre di più.

 E allora intravediamo quel moto sinuoso sulle acque del nostro destino e sembra ancora lontano, certo. Ma può esserti alle spalle in un istante. Vero che lo sai, Uncino?

Fino a quel momento non te ne eri accorto, ma era sempre stato lì ad aspettare. Da quando sei nato.

L’unica differenza, Uncino, è che adesso lo avverti. Non sei più distratto dal rumore della vita. Non sei più un bambino. E hai paura.

Certo, alle volte il tuo coccodrillo sembra guardarti in modo sornione, quasi gentile, ma puoi intravederne i denti bianchi, sotto il pelo dell’acqua.

Non sai Uncino, se avrà la tua canizie o se ghermirà il tuo vigore e il fiore dei tuoi anni.

Sai solo che un giorno sarai suo, e solo una cosa puoi sperare, che quando ti sarà alle spalle tu sia troppo stanco per scappare.

E allora, forse, vorrai fermarti a vedere di che colore sono gli occhi del tuo coccodrillo.

Che forse sembrerà piangere. Mentre ti sta sbranando.