Uno Sposo.

Lasciò cadere morbidamente il vestito sul letto, lo liberò della custodia protettiva e restò a fissarlo per un attimo.
Aveva scelto bene, quel genere di eleganza che ti si avvolge addosso senza appesantire. Senza lasciare traccia.
Si lasciò andare a un sospiro prima di iniziare, lì completamente nudo davanti al suo vestito da sposo .
Inizio con la biancheria di filo di scozia, rigorosamente bianca, facendola aderire al corpo senza che restasse una sola piega, proseguendo poi con le calze. Se le infilò accuratamente come se stesse vestendo un sottile soffio di aria.
Si accese una sigaretta. Osservava il fumo azzurrognolo intrecciare forme quasi antropomorfe nell’aria della stanza, e il contrasto della nicotina con la colonia di cui era imbevuta l’atmosfera poteva sembrare quasi piacevole.
Aspirò un paio di profonde boccate, e in quel gesto sembrava voler riafferrare uno per uno i singoli istanti che lo avevano condotto lì, senza che avesse mai opposto il diaframma della volontà allo scorrere inesorabile del tempo.
In fondo s’era lasciato trasportare, come certi pezzi di legno che sembrano galleggiare da sempre, in attesa di un porto o uno scoglio in cui arenare.
Si rivedeva a baciarla alla fermata del bus, ma non riusciva più a concepire la passione di quella prima volta. E fu allora che un sentimento, come un dolore sordo, gli si insinuò appena sotto il diaframma, e non riusciva a dargli un nome, ma un volto sì.
L’aveva conosciuta appena da pochi mesi eppure gli sembrava di conoscerla da sempre.
Giulia era entrata nella sua vita in punta di piedi, mentre erano entrambi davanti al banco di un libraio. Era una di quelle fiere di paese, come se ne trovano dalle nostre parti in primavera; aveva tra le mani una vecchia edizione di Collodi a colori, una di quelle usate per insegnare a leggere.
Lei era bellissima nel suo abito a fiori e sembrava così intonata alla stagione.
È fu naturale incontrare il suo sguardo e sorridere allo stesso tempo, e veder quel sorriso contraccambiato da un medesimo sentimento, e sapere che tutto questo non doveva succedere.
Ma successe, molte e molte volte dopo quel giorno.
Gli appuntamenti si susseguirono in luoghi inusuali e alle ore più bizzarre, ma lei non gli chiese mai nulla, che non avesse già intuito.
Fino a quell’ultima volta in cui lui le rivelò le nozze imminenti. Lei lo guardò dolcemente spietata, come chi saluta per l’ultima volta. Gli asciugò con un bacio una lacrima solitaria e impotente, e fu il suo addio.
Lo lasciò solo, col capo chino a racimolare quanto restava della sua vita.
Teneva la testa tra le mani e non poteva semplicemente smettere di piangere perché sapeva bene che ci è data una sola vita, per sempre, e non scegliere è l’unico peccato per cui non esista davvero remissione. 
La sveglia suonò, non poteva più tardare a quel punto. Infilò la giacca delicatamente.
Si guardò allo specchio,  lo sguardo ormai spento non trasmetteva più alcuna tristezza.
Lasciò la cravatta dove si trovava, attaccata saldamente al bastone della tenda, dove non aveva trovato coraggio o codardia bastante per fuggire un’ultima volta, con l’anima muta.
Gli invitati erano lì per lui e non sarebbe stato cortese farli attendere oltre.
E fu, finalmente, un morto tra i morti.

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