Jimmy il Rosso.

 “Alienazione è il termine che più correttamente descrive il maggiore tra i problemi sociali dell’odierna Gran Bretagna: il popolo si sente alienato dalla società. In alcuni circoli intellettuali la cosa è trattata per lo più come un fenomeno recente.  A ben vedere, però, questa condizione ci ha accompagnato per anni.  Credo piuttosto sia corretto affermare che il problema stia oggi rivelandosi sempre più generale, sempre più pervasivo, come mai prima d’ora.  Lasciatemi innanzitutto definire cosa io intenda per alienazione: essa è il grido degli uomini che sentono se stessi vittime di cieche forze economiche al di fuori del loro controllo. È la frustrazione della gente comune esclusa da qualsiasi processo decisionale. È il senso di disperazione e di sconforto che pervade le persone comuni quando avvertono, a ragione, di non avere voce in capitolo nel definire o determinare il loro destino come individui.”

Il 10 Agosto scorso è morto Jimmy Reid, l’autore del brano che trovate all’inizio di questo pezzo. È l’esordio di uno dei suoi discorsi più celebri, di cui The Independent mette a disposizione la versione completa. Si tratta del suo saluto agli studenti in occasione dell’insediamento come rettore dell’università di Glasgow, ed è noto nel mondo come il discorso della “corsa dei topi”.
Io non conoscevo Jimmy Reid prima di leggere questo discorso. Non sapevo nulla del work-in – lo sciopero alla rovescia – dei cantieri navali sul fiume Clyde, di cui Jimmy è stato il leader forse più rappresentativo.
Non sapevo nulla di come all’alba degli anni ’70 la sinistra di mezzo mondo guardasse con simpatia a quell’angolo di Scozia, e a quei lavoratori che invece di scioperare, per difendere il loro posto e la loro dignità, dopo aver occupato i cantieri lavorarono per completare gli ordinativi ricevuti, dimostrando una volta di più che le aziende sono fatte di persone. E le persone non sono semplici fattori di un’astratta funzione produttiva.
Quei lavoratori dimostrarono che le persone contano più delle cifre.
Non era scontato. Forse non era neppure probabile. Ma successe. Almeno quella volta.
Verrebbe fin troppo facile fare il parallelo con la vicenda dell’occupazione della FIAT nel 1980, ma non credo di avere abbastanza competenze per addentrarmi in tale argomento.
Mi interessa piuttosto ritornare al cuore della lezione di Reid: il tratto peculiare del Capitalismo come si è andato definendo negli ultimi cento anni non è nella sopraffazione dell’uomo sull’uomo – che è molto più antica, e forse ineliminabile completamente – bensì nella negazione della natura umana. Una negazione che non coinvolge solo chi si trova in posizione subalterna, ma che anzi diventa ancora più evidente nei ceti dirigenti. In quegli esseri umani che sono nutriti sin da piccoli, si potrebbe dire, coi miti del successo a ogni costo e che sono messi in corsa l’uno contro l’altro – come topi appunto – per poi raggiungere quella posizione da cui dovranno allevare una nuova generazione di leader. Sempre più gretti, sempre più incapaci di sentimenti. Sempre meno simili a esseri umani.
Il capitalismo eliminando i vincoli dei precedenti modelli sociali ci ha restituito un’individualità, una natura umana. Questa ritrovata umanità è però un limite allo sviluppo delle forze economiche, per cui il capitale per sopravvivere deve continuamente negare la condizione umana.
La deve piegare alle proprie esigenze.
Ecco che allora la libertà diventa quella del consumatore che sceglie un prodotto piuttosto che un altro. È la libertà di concorrenza. Di sopraffazione.
Ma alla fine queste libertà sono disumane, negano la natura dell’uomo e quindi negano se stesse. E in questo definiscono una delle contraddizioni del capitalismo che non può esistere senza alimentare libertà, ma che al tempo stesso questa libertà deve costantemente contenere, frustrare.  
Se ho capito una cosa in questi anni, è appunto questa: la Sinistra non potrà uscire dalla tragedia del novecento senza comprendere che delle tre parole della rivoluzione francese l’uguaglianza è il mezzo, la fratellanza è il metodo. Ma solo la libertà è il fine. Perché solo la libertà definisce la natura umana. La Sinistra invece che negare questo semplice assunto, dovrebbe piuttosto battersi per una libertà autentica. Perché senza di essa siamo solo topi in gabbia, magari in corsa l’uno contro l’altro. E come diceva Jimmy Reid: le corse di topi sono per i topi, non per gli esseri umani.
E gli esseri umani possono anche essere dei vermi, ma mai dei topi.

Ti sia lieve la terra, Jimmy.

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2 responses to “Jimmy il Rosso.

  • Nicola Farina

    Il vero problema è che non ci dovrebbe essere ne una Sinistra ne una destra, men che meno il Centro; ci vuole buon senso maledizione!

    • astrogatore

      Il buon senso è come la Nutella, piace a tutti.
      Purtroppo però ciò che è buon senso per alcuni non lo è per altri. Se si applicasse ciò che io considero personalmente buon senso, sulla terra ci sarebbero la metà degli essere umani grazie a una capillare educazione sessuale e alla distibuzione gratuita dei mezzi di contraccezione. Col risultato che in un sol colpo avremmo sconfitto: la fame nel mondo, la disoccupazione, e la povertà. La pressione sociale cadrebbe verticalmente con benefici sostanziali nell’ambito della convivenza civile.
      Questa però per molte religioni nel mondo – se non per tutte – è una bestemmia.
      Diciamo che ci vorrebbe saggezza, allora. Ma ormai penso che si raggunga la saggezza solo per scoprire che sarebbe servita molto tempo prima.
      Non ci resta che il Socialismo Vulcaniano.
      E allora: Pace e Prosperità a tutti!

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