Io,Vampiro./1

Waterloo

Sono nato sul finire dell’autunno, nell’anno di grazia 1771. Avevo diciotto anni quando vidi la presa della Bastiglia. Ho combattuto a Magenta con Napoleone. Ero con lui a Waterloo.
Ho visto rivoluzioni e reazioni.
Avevo duecentodiciotto anni quando vidi cadere il muro di Berlino.
E sono un vampiro.
O almeno questo è il modo in cui molti tra voi mi chiamerebbero.
No, non sono come vi immaginate. Scordatevi i canini affilati e tutto il resto. Quelle sono cose prese alla rinfusa dalle leggende popolari per infarcire romanzi e film. La luce del giorno non mi fa nulla, anzi da qualche anno mi piace abbronzarmi un po’. E gli specchi, quelli li uso anch’io, e mi vedo invecchiare come tutti voi, solo in modo molto molto diverso.
Mangio, bevo.  Perfino vino, sì.
E non mi nutro di sangue, il sangue è solo un mezzo.
Mi nutro di sogni e paure, di speranze e dolori, di bugie e amori.
Mi nutro di vita.
La vostra.
Era il giugno più freddo e maledetto che avessi mai visto, quando fummo sconfitti.
Ero vicino a Cambronne, e vi posso assicurare che quel rinnegato di un bretone lo disse eccome, in faccia agli inglesi che imploravano la nostra resa: Merde!
Avreste dovuto vederle quelle femminucce imbellettate, come si guardavano tra loro, indecisi tra lo sdegno e la sorpresa. Non credevano alle loro orecchie.
Risi di gusto. 
Poi sentii la scarica dei fucilieri di sua maestà britannica. Un colpo sordo, uno solo, al petto. Calore. E poi più nulla.
Per molti questa è la fine. Per me fu solo l’inizio.
Mi ricordo di essermi svegliato come in preda a una febbre che scuoteva ogni mia fibra. Tremavo e bruciavo, mentre quella donna mi passava una pezza bagnata sulla fronte.  
–         Bentornato tra i vivi, soldatino  
–         Chi sei? Cosa è successo alla guardia? Mi staranno cercando!
–         Non ti cerca nessuno, tranquillo. Sul campo di battaglia ci sono solo i becchini. E gli sciacalli che derubano i resti di quei poveretti. Non è più un posto per vivi quello. Non è più un posto per te.
–        E l’Empereur?
–        Non c’è più nessun Imperatore, soldatino, c’è solo un uomo con troppe vite sulla coscienza. Sei sciolto dal tuo vincolo di fedeltà. Pensa solo a riposare, ora, ne hai bisogno.
Nei giorni a seguire la mia ospite si prese cura di me come fossi un congiunto, ma io non ebbi la forza di dire altro per molto tempo. Sentivo la debolezza della mia condizione e della sconfitta.
E avevo sete. Una sete che ardeva da dentro e che tutta l’acqua del mondo non avrebbe potuto appagare. Deliravo, e in quel rapido susseguirsi di incubi e allucinazioni vedevo la mia benefattrice china su di me a baciarmi, come usa con i bambini piccoli per farli mangiare, quando non possono ancora masticare da soli. Quello che mi passava nella bocca era caldo, come le sue labbra, e aveva un sapore metallico e salato. Mi inebriava.
Al cambio di luna iniziai a ristabilirmi, e man mano che le forza mi ritornavano avvertivo sempre più intenso un legame con quella donna.
Subito attribuii la cosa alla riconoscenza nei confronti di chi mi aveva salvato la vita. Ma presto mi resi conto che non poteva essere solo questo.
Era come se fossi capace di percepire la sua presenza in casa, anche quando non ero in grado si scorgerla. Sembrava che emanasse dal suo corpo una sottile vibrazione in grado di penetrare fin sotto la mia pelle. Non avevo mai provato nulla di simile.
Eppure talvolta ero pervaso dalla paura. Una paura ancestrale, inesplicabile. Innominabile.
E poi la sete. Era tornata con una forza spiegabile solo con la mia ritrovata salute.
Andai al piano inferiore, dove si trovava la botte dell’acqua. Bevvi fin quasi a scoppiare, ma nonostante tutto la mia sete non appariva neppure scalfita. Fu allora che iniziai a tremare come una foglia, al punto che mi era penoso anche il più piccolo movimento.
Mentre cercavo di tornare al mio giaciglio, sentii aprire il chiavistello.
Era lei. Sembrava come trasfigurata. Gli occhi, vivi come non gli avevo mai visti, mi guardavano con una luce allo stesso tempo dolce e beffarda.
–        Vedo che stai meglio, soldatino.  Hai sete, vero?
Il suo sguardo aveva annientato ogni mio dubbio, ogni mia volontà. Dentro di me sapevo di essere alla sua mercé e che avrei fatto tutto ciò che voleva.
Mi si avvicinò.
–         Vieni da me. Io so come placare ogni tuo dolore
Le fui di fronte in un istante, come fossi trasportato. Prese il mio corpo tra le sue braccia e finalmente il tremito cessò. Quindi accostò le sue labbra alle mie, e sentii ancora quello strano sapore.
E infine capii. Era un sapore che conoscevo e avevo sentito tante volte in bocca, dopo qualche pugno di troppo al volto.
Era il sapore del sangue.
Lei stava rigurgitando sangue caldo nella mia gola.
Cercai di divincolarmi, ma io che avevo spezzato più di un collo con le sole mani non ero in grado di sottrarmi alla morsa di quelle esili braccia.
–        Perché vuoi scappare? Forse non gradisci il mio abbraccio?  
–        Tu sei una strega! Un mostro! Cosa mi hai fatto?
–        Ti ho solo reso ciò che io sono. Ti ho donato una nuova vita quando eri morto.
Caddi a terra, inebetito.  Lei mi guardava, come una tigre fa col figlio.
–        E’ tempo che t’insegni a cacciare.

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