È colpa mia, sono italiano…

Qualche sera fa con alcuni amici sono andato a vedere l’ultimo film con Julia Roberts: “Mangia, Prega,  Ama”. Lasciamo stare la trama vagamente new age in salsa holliwoodiana. Quello che mi ha colpito è il modo a dir poco stereotipato con cui gli americani ci descrivono: magnoni, buzzurri e con una scarsa propensione verso l’igiene in generale. Neppure io – come l’inarrivabile Gaber – mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.
E, quindi, mi sono incazzato.
Poi, sbollita la rabbia, mi sono chiesto: non è che almeno un po’ di ragione ce l’abbiano, questi yankee?
A parte la pur incidentale considerazione che io non accetto lezioni di pulizia, personale e non, da un popolo che in larga parte ignora l’uso del bidet; e che non mi sembra gli americani suddetti si pongano come faro mondiale in materia di corretta alimentazione; su una cosa devo dare ragione ai nostri illustri alleati: stiamo diventando un popolo di buzzurri.
Come sempre urge intendersi sui termini: buzzurro è un tipo umano ben definito che pensa di essere il più furbo del quartiere, pur avendo una scarsa propensione verso studio e lavoro, mentre al contempo vanta una particolare predilezione per tutto ciò che è pacchianamente vistoso. Il tutto condito con una maleducazione e una strafottenza degna di pene corporali. Il buzzurro non è criminale, forse neppure cattivo. Ma molesto sì.
Ora il problema è che la nostra, con tutta evidenza, sta diventando la Repubblica dei buzzurri.
Ogni riferimento ai vertici governativi è assolutamente NON casuale, ma se almeno il problema si fermasse ai piani alti del palazzo uno potrebbe sempre pensare a una bella rivoluzione, che una volta al secolo non fa male. Una rivoluzione concepita come un digiuno curativo: breve, ma rigorosa.  
Ma c’è un però in tutto questo: i buzzurri sono ovunque. Guardateli, indossano i loro capi firmati da gente che starebbe bene in un manicomio criminale, tutti uguali, tutti identici, mentre ti ascoltano musica a palla sotto le finestre alla due del mattino, e almeno fosse Bach o Handel, dico io. No, invece è una specie di roba tardo melodica da far sembrare Cocciante il nuovo Mozart.
Quando non si tratta di qualche sottospecie di acid house digerita malissimo attraverso altoparlanti da stadio… Ma gli avete mai ascoltati i Chemical Brothers o Fatboy Slim? Razza di ignoranti! E se per caso hai l’ardire di richiamare la loro preziosa attenzione sul fatto che non è un comportamento da paese civile, loro ti rispondono soavemente di “farti i casi tuoi”, perché hanno comunque ragione, perché sono comunque più furbi, più belli, più giusti e via discorrendo. 
E d’altra parte, in un paese in cui sfuggire alle proprie responsabilità è motivo di vanto. Dove ogni sorta di evasione dagli obblighi è socialmente accettata, se non incoraggiata, cosa ci si può aspettare?
Mi viene l’orticaria a pensare che certa gente possa ancora votare.  
Ma io ho una proposta, semplice e risolutiva. La legge marziale? L’introduzione della tortura come metodo educativo? Le arcigne educatrici della trasmissione “SOS Tata”?
Niente di tutto ciò.
Primo, restituiamo il Papa ai francesi, esercitando il nostro sacrosanto diritto di recesso, e che se lo riprendano ad Avignone per un po’. L’etica del confessionale non ci ha aiutato a costruire una solida morale pubblica in questi secoli.
Secondo, diamo in appalto il paese alla Danimarca, per trent’anni. Perché i danesi? Semplice, sono nordici, gente civile, non sporcano per casa, e poi non ho mai sentito che abbiano bombardato nessuno, cosa non da poco oggidì.
Alla fine del mandato facciamo un bel test di ingresso alla cabina elettorale. Con domande tipo: Sei in fila alla posta e hai davanti tre vecchiette che stanno ritirando la pensione: 1. Salti la fila incurante delle proteste delle ottuagenarie; 2. Inizi a raccontare di disgrazie accadute a parenti e amici, e quando l’uditorio si scatena nel rito del pettegolezzo da cimitero, ne approfitti per guadagnare la testa della fila senza colpo ferire; 3. Aspetti educatamente il tuo turno.
Chi risponde affermativamente alla prima viene cortesemente invitato a ripresentarsi al prossimo turno. Chi invece scelga l’opzione numero tre, potrà entrare e votare.
E chi sceglie la due? Semplice, lo mandiamo a fare il Ministro degli Interni, ci vorrà pure uno furbo da qualche parte, no?

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3 responses to “È colpa mia, sono italiano…

  • Nicola Farina

    E’ la triste e forse immutabile realtà; gli americani si sono fatti un’idea dell’Italia dipendentemente dalla forte immigrazione che hanno vissuto, sicuramente non più del tutto attuale; ciò non toglie che io sia d’accordo con la tua analisi, l’ignoranza e la poca voglia di fare regna incontrastata.

    La televisione ci mette del suo, ma inutile scagliarsi sui colpevoli gestori degli strumenti, è chi ne fruisce che deve muovere il cervello e scegliere.

    Non abbiamo scampo, maledizione…

  • runner

    Credo che ci gestisca i mass media non si potesse immaginare a quale livello di condizionamento potessero raggiungere. Gli Italiani son rimbecilliti dalla televisione e credo, ci meritiamo l’idea che si sono fatti gli stranieri di noi. Forse l’immagine pizza-mandolino-mafia è quasi meglio di quella grande fratello-veline-televoto. La gente si deve svegliare deve rimettere in moto il cervello, i mezzi per informarsi e cambiare un po’ la cultura ci sono, ma costa fatica e si sta così bene sul divano col telecomando in mano, c’ho pure il digitale terrestre ora.

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