Reset.

Prendete un Giovedì sera, uno qualsiasi. 
Aggiungete una piazza, e poi su tutto lasciate diffondere una nebbia sottile. Poco più di una foschia.
Indugiate appena sul canto stonato di un ubriaco. Senza capire cosa dica.
Fissate il tutto con distaccata autosufficienza, come se non vi riguardasse, come se voi non foste una parte del tutto. Visto che lo siete, in fin dei conti. Anche se vi celate dietro lo schermo dell’osservatore, nel momento in cui guardate la realtà la modificate, la condizionate, la crivellate con la vostra stessa esistenza.
Non potete invocare alcuna terzietà.
Non siete neutrali, né neutri.
Siete nel mondo e quindi non potete semplicemente chiamarvene fuori. Anzi, vi rendete conto che questo mondo è dentro di voi, più di quanto voi non vogliate, più di quanto non riteniate necessario al vostro perpetuarvi come oggetti persistenti del sistema.
Vi siete lasciati condizionare, permeare da valori, stili e pensieri altrui.

È tempo di fare un reset.
Di invertire il senso delle cose. Di lasciare che sia il vostro esistere a fluire nella realtà che vi circonda, e non viceversa.
Io oggi ho iniziato. Domani farò meglio. Il giorno dopo anche di più.

E voi?

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