(non) sono versi

No io non faccio poesia
Non ne sono più capace
Non fatevi ingannare dalla forma
Non sono versi
È solo pigrizia
E poca dimestichezza
Coi margini di pagina
Le rime poi
Non mi vengono mai
Non sono un rapper
E non lo dico con orgoglio
È forse solo la scusa per scrivere strafalcioni
E rifugiarsi in una licenza
Di caccia all’altrui attenzione
Ma sono sempre quello
Che Serendipità era una malattia tropicale
Dell’umore
Solo che ora il metro io lo uso
Per misurare le cose
E non per raccontare
Cerco semplicemente
Di far traspirare il pensiero
A fine giornata
E come per tutte le traspirazioni
Non sempre il risultato
È gradevole
È una funzione fisiologica necessaria
Serve a liberare dalle tossine della vita
Moderna
Anche se pare quasi strano
Usare un aggettivo estetico
Novecentesco e ottimista
Che sa di prospettiva
Per descrivere questo penoso
Stato
Che non è – purtroppo – solo il participio passato
Di essere e stare
Ambiguità lessicale
Non proprio innocente
Dice molto del nostro modo di pensare
Che è meglio muoversi poco
E ancor meno farsi notare
Per esistere
Verbo ozioso e un po’ imbelle
Al quale sempre ho preferito
Resistere
Sarà per quella erre iniziale
Così francese

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