(S)barre di avanzamento.

Alle volte penso che il mio lavoro abbia molto a che fare con la geometria. Lineare.
Come amministratore di sistema, la mia occupazione principale consiste nel controllare l’inesorabile avanzata delle barre di avanzamento. Il mio personale contributo al progresso della civiltà.
Sì, avete capito bene. Parlo di quelle simpatiche animazioni che si manifestano talvolta sugli schermi dei nostri pc per dirci: “hey, calma, sto facendo quello che mi hai chiesto, ma non starmi addosso. E soprattutto non cliccare a caso su quella tastiera, non te l’ha mai spiegato nessuno cosa siano i livelli di interrupt? Stupido umano …”
La barra di avanzamento è una delle più geniali e al tempo stesso perniciose invenzioni dell’informatica moderna, la cui sola funzione è quella di illudere l’utente medio circa le sue reali possibilità di controllo sull’elaboratore che ha pagato e legittimamente possiede. Mentre in realtà nessuno al mondo è in grado di sapere con esattezza cosa faccia davvero la macchina infernale che occupa spazio nel nostro salotto o sulla nostra scrivania, soprattutto durante i cosiddetti aggiornamenti. Ai più attenti non sarà sfuggito come proprio durante queste operazioni non manchi mai di comparire una o più di queste enigmatiche barre.
Comunque sia, i suddetti indicatori si presentano in ogni forma e per ogni gusto : colorate, tridimensionali, traslucide, tribali, minimaliste.
Io personalmente preferisco quelle un po’ vintage, in stile ms-dos, roba che possono apprezzare solo i quarantenni come me.
Poi ogni barra ha un suo carattere. E non parlo del font.
Andiamo da quelle di precisione, con tanto di percentuale, adatte per applicazioni industriali tedesche o per videogiochi d’ispirazione nazimilitarista, sempre che ci sia qualche differenza; a quelle vagamente new age, che arrivano al dieci per cento, entrano in meditazione tantrica e si risvegliano solo verso la fine, percorrendo il tratto residuo con la velocità di un bosone incazzato. Ci sono poi le barre alla Hitchcock, con la suspense finale, che ti inchiodano alla sedia bloccandosi al novantotto percento, e lo fanno col tono di sfida di un provetto ciclista in surplace: resettami, forza resettami se hai coraggio.
Nonostante questo rapporto talvolta burrascoso, devo ammettere di dovere molto alle barre di avanzamento. Punteggiano la mia esistenza come le oasi facevano col cammino dei carovanieri.
Servono a donare un meritato stand-by al mio cervello che inizia così a girovagare al dorso dei pensieri, abbracciando di volta in volta le più remote regioni dello scibile umano: dall’astrofisica, alla paleoantropologia, alla cucina nepalese.
Fatto salvo il caso in cui la barra in questione sia in qualche modo coinvolta in un’operazione critica.
L’esempio più tipico è il ripristino di dati erroneamente cancellati. In questo caso l’attenzione sarà fissa allo schermo, con il canonico rivolo di sudore a bordo tempia, e dietro le spalle un utente che alterna crisi di pianto e di rabbia, gridando: ti prego salva il mio foglio di excel, ci tengo su tutta la contabilità delle graffette utilizzate, storico compreso. Se non lo ripristini non sarò più in grado di fare le giacenze e saremo sommersi dalle graffette, oddio non voglio più vivere, buaaaaaaa.
Già perché non importa se il pazzo in questione non si sia mai peritato di farti partecipe dell’importanza vitale del file scomparso, che peraltro è riuscito a cancellare nel modo più definitivo che la natura conosca, col famigerato tasto SHIFT. Solo scalpellando il disco fisso avrebbe potuto fare più danno.
Se il bene non viene recuperato la colpa è e sarà sempre e solo tua.
Perché sei l’amministratore di sistema.
L’unico che possa guardare un  disegno animato per minuti e minuti.
Dicendo che è lavoro.

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One response to “(S)barre di avanzamento.

  • Nicola Farina

    “Andiamo da quelle di precisione, con tanto di percentuale, adatte per applicazioni industriali tedesche o per videogiochi d’ispirazione nazimilitarista, sempre che ci sia qualche differenza; a quelle vagamente new age, che arrivano al dieci per cento, entrano in meditazione tantrica e si risvegliano solo verso la fine, percorrendo il tratto residuo con la velocità di un bosone incazzato. Ci sono poi le barre alla Hitchcock, con la suspense finale, che ti inchiodano alla sedia bloccandosi al novantotto percento, e lo fanno col tono di sfida di un provetto ciclista in surplace: resettami, forza resettami se hai coraggio.”

    Administering Loading Bar for System Administrators – Luca Carraro – Ms Press 10-2335

    Spettacolo!

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