#FreeRossellaUrru.

Alle volte capita d’innamorarsi di un sorriso visto solo in fotografia.
E la cosa non accade quasi mai per caso.
Torniamo indietro di qualche mese. Sui siti d’informazione compare una notizia, puntualmente riecheggiata da facebook: una cooperante italiana dell’ong Cisp, Rossella Urru, è stata rapita nel Saharawi da un gruppo di Al Qaeda. Brutta notizia.
Qualche settimana prima la stessa cosa è accaduta a un operatore di Emergency; sarebbe stato liberato solo dopo mesi.
Il fatto che ci sia di mezzo una ragazza, fa scattare in me un istintivo senso di protezione, e allo sgomento che mi assale si mescolano sentimenti diversi, che vanno dalla frustrazione al bisogno di capire.
Il Cisp (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli) non lo conosco; non so che tipo di lavoro svolga questa ragazza di ventinove anni in uno sperduto paese africano e cerco di informarmi.
La prima cosa che compare quando ricerchi le parole “ROSSELLA URRU” è una foto.  Una ragazza insieme ad altre persone. Una bella ragazza, di una bellezza molto diversa da quella plastificata a uso e consumo del gossip imperante, massima espressione del luccicante nulla che tenta di inghiottire le nostre esistenze. Una ragazza con un sorriso in grado di disarmare ogni mio dubbio.
Basta perché la cosa occupi uno spazio piccolo, ma non residuale dei miei pensieri. Tra i conti da far quadrare e i progetti per il futuro.
Così capita un giorno che io resti senza acqua minerale in casa (le tubature sono veramente vecchie, altrimenti userei quella del rubinetto purtroppo imbevibile) e scenda per comprarne una bottiglia. E proprio in quel momento mi scopro consapevole di quanto tutti noi diamo per scontate queste piccole cose, come farsi un tè o una doccia calda quando ne abbiamo voglia. Mentre c’è chi invece, per sua scelta, si trasferisce in un posto lontano migliaia di chilometri da casa sua, si priva di cose banali come una chiacchierata al cellulare con un amico, per stare in uno dei paesi più poveri del mondo. E tutto questo per essere d’aiuto a degli sconosciuti.
Ma attenzione, non si pensi che Rossella sia una sprovveduta che s’è andata a cercare dei guai, come magari qualcuno si lascia sfuggire nel retrobottega del proprio cervello. Rossella è una professionista preparata, che nel Saharawi si occupa di coordinare le attività in un campo profughi dove trovano asilo 150.000 persone, con tutta la complessità che deriva dalla condizione in cui si trova a operare.  Rossella non è solo una bella persona.
Non possiamo dare per scontato che esseri umani così esistano. Perdonate la citazione biblica da parte di un non credente, ma sono loro il sale della terra.
Riguardo quella foto e la bellezza di Rossella diventa qualcosa di diverso e ulteriore. Diventa senso. Diventa consapevolezza del valore che sta dietro alla persona, di quanto Rossella sia infinitamente migliore di me e di molte delle persone che ho attorno.
Questa piccola ragazza sarda ha il coraggio che vorrei avere io.
È giusto che torni ad avere la libertà di cui ha bisogno per continuare a fare il suo lavoro.
E renderci orgogliosi di lei.
#freerossella

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