Archivi del mese: giugno 2012

Alba.

Sono stanco di dibattiti. Da un lato chi dice “meno combustibili fossili”, dall’altro chi invece propugna “meno consumi”. C’è poi chi punta il dito contro la bomba demografica esplosa nel secolo scorso.
La verità è una sola: tutto sta cambiando. E lo sappiamo da tempo.
Effetto serra, inquinamento, sovrappopolazione. Non potremo continuare così a lungo.
Vado ogni tanto, con i miei figli più grandi, a fare un po’ di fiato nelle pianure a est, dove, quando era giovane mio padre, si potevano osservare i grandi animali brucare, e l’infinito spettacolo della vita e della morte incarnata dalle fauci di un predatore. Avventurarsi in quei posti senza un’arma e un mezzo veloce equivaleva a morte certa.
Ora incontrare animali di grande taglia è quasi impossibile. Resistono ancora delle mandrie al nord, ma non rappresentano che una ridicola porzione della fauna selvaggia di un tempo.
Altrove non è meglio. I rapporti periodici che riceviamo dagli altri continenti sono anche più sconfortanti. Molti attribuiscono questi risultati allo sviluppo dell’agricoltura chimica, necessaria per i grandi allevamenti. Pure il mare ne risente, non vi è più traccia della vita che ospitava in passato che non siano gli antichissimi squali, immutati e imperturbabili da sempre, come il mare stesso.
Abbiamo iniziato a cibarcene: qualsiasi fonte di proteine si fa ogni giorno più preziosa.
Eppure non c’è abbastanza per sfamare tutti. Orde di disperati arrivano continuamente sulle coste a ovest, a bordo di natanti improvvisati. Abbiamo iniziato a mettere guardie armate, ma ora anche i profughi sono armati. Gli scontri e i morti non si contano più. Abbiamo bombardato i punti di raccolta nei paesi di provenienza, ma senza successo. Questi disperati hanno molta più fame che paura.
Una volta li avremmo usati come schiavi, ma ora non c’è più lavoro per nessuno.
La loro carne per giunta non è di nessun valore.
Domani avremo l’ennesima riunione al consiglio. La proposta è quella di sperimentare la sostituzione almeno parziale delle proteine animali con derivati di origine vegetale. I religiosi sono contrari in nome delle tradizioni, asseriscono che il cibo che cresce dalla terra non sia puro e non possa essere mangiato da un individuo retto.
Io penso che questi religiosi siano la nostra rovina, ma mi guardo bene dal dirlo, ho una famiglia troppo numerosa per affrontare un processo per empietà.
All’ordine del giorno c’è anche un rapporto del collegio di astrosofia. Sembra che un oggetto grande quanto la montagna sacra che si staglia oltre il cielo, dove neppure i nostri aeromobili possono arrivare, si avvicinerà tanto da essere visibile, e s’interrogano sul significato profondo di questo evento. Dicono sia il segno di un cambiamento imminente, di una nuova alba per il mondo.
Sono troppo vecchio per aver fiducia degli astrosofi, ma non posso permettermi di essere pessimista. Non adesso che guardo le uova in procinto di schiudersi, e mi chiedo se i miei nuovi figli cresceranno grandi e forti come i nostri avi e quale pianeta stiamo lasciando loro in eredità.
Per ora spero solo che almeno prendano la mia coda e le splendide piume della loro madre.

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Signor Presidente.

Signor Presidente, con tutto il rispetto che le devo.
La patria che lei festeggia con armi e parate non è la mia Patria.
La mia Patria la cerchi, se vuole, tra i sassi sbrecciati di una casa che non esiste più.
La mia Patria la cerchi, se vuole, nella telefonata dei carabinieri che arriva all’improvviso e ti serra la gola.
La mia Patria la cerchi, se vuole, negli occhi di chi ha visto una vita intera cadere giù in un lampo.
La mia Patria la cerchi, se vuole, nelle mani nude che strappano una vita alle macerie.
La mia Patria la cerchi, se vuole, nella gioia improvvisa di chi non aveva più speranza.
Signor Presidente, la mia Patria è la Repubblica e la sua Costituzione.
Non qualche Carro Armato fatto sfilare a uso di clienti interessati, paganti, e spesso criminali.
Se vuole festeggiare la mia Patria, Signor Presidente, il 2 giugno sa dove trovarla.