Signor Presidente.

Signor Presidente, con tutto il rispetto che le devo.
La patria che lei festeggia con armi e parate non è la mia Patria.
La mia Patria la cerchi, se vuole, tra i sassi sbrecciati di una casa che non esiste più.
La mia Patria la cerchi, se vuole, nella telefonata dei carabinieri che arriva all’improvviso e ti serra la gola.
La mia Patria la cerchi, se vuole, negli occhi di chi ha visto una vita intera cadere giù in un lampo.
La mia Patria la cerchi, se vuole, nelle mani nude che strappano una vita alle macerie.
La mia Patria la cerchi, se vuole, nella gioia improvvisa di chi non aveva più speranza.
Signor Presidente, la mia Patria è la Repubblica e la sua Costituzione.
Non qualche Carro Armato fatto sfilare a uso di clienti interessati, paganti, e spesso criminali.
Se vuole festeggiare la mia Patria, Signor Presidente, il 2 giugno sa dove trovarla.

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